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LE CINQUE LEZIONI DELLA FONDAZIONE UMBERTO VERONESI: cosa possiamo imparare dall’emergenza Coronavirus.

Tutto quello che avevamo dimenticato sulle malattie infettive, sull’ importanza della ricerca e sui valori sociali.

Il periodo che stiamo affrontando, unito all’emergenza e alle notizie incalzanti di cui nutriamo le nostre giornate, è certamente portatore di paure, incertezze e preoccupazioni: innegabile realtà, naturale conseguenza di un tangibile rischio.

Tuttavia anche l’emergenza COVID-19, come ogni altra crisi che la Società di oggi e i singoli cittadini sono chiamati ad affrontare, ci obbliga ad una riflessione in cui diventa importante mettere in discussione le nostre vite, le nostre scale di valori, le nostre aspirazioni, i nostri desideri e il mondo che ci circonda.

Essenziale diventa, allora, evidenziare tali riflessioni e capire cosa possiamo imparare dall’attuale stato delle cose. 

Ad aiutarci, a tal proposito, è la riflessione del Dott. Paolo Veronesi, Professore Associato in Chirurgia all’ Università degli Studi di Milano ed autore di 231 pubblicazioni scientifiche.

Il Dott. Veronesi, prima di tutto, ci insegna a cogliere il senso di una crisi, indipendentemente dalla sua natura: viverla, attraversarla, comprenderne gli spunti di crescita e uscirne, infine, arricchiti.

L’emergenza COVID-19, spiega il Dott. Veronesi, prima di tutto getta nuova luce sul pericolo delle malattie infettive che ad oggi rappresentano uno dei più grandi rischi per la salute mondiale.  Indipendentemente dal COVID-19 è bene, infatti, ricordare che le malattie infettive rappresentano oggi la causa di ¼ dei decessi mondiali. 

Un dato allarmante, soprattutto se si considera che alcune patologie infettive moderne hanno una forte resistenza agli antibiotici, il che le rende difficili da sconfiggere. 

Sebbene molto si sia fatto nella ricerca dei vaccini, e per alcune patologie come la poliomielite il pericolo possa considerarsi ridotto per il 98% dei casi, non si può soprassedere sull’esistenza di preoccupanti realtà. 

Solo per citarne alcuni esempi: la tubercolosi, la malaria, le sepsi batteriche e tutte le malattie infettive che arrivano da patogeni nuovi, come il COVID-19.

Altro spunto di riflessione per il Dott. Veronesi, legato al pericolo derivante dalle malattie infettive, è l’importanza del settore sanitario e della ricerca, campi senza i quali nessun Paese può sopravvivere in caso di sfide di così grande portata. 

Ognuno di noi è quindi tenuto a interrogarsi su come poter aiutare e sostenere, con i propri mezzi e possibilità, un settore che abbraccia tutti i nostri destini. 

La stessa sensibilità deve coinvolgere lo Stato, i nostri politici e le istituzioni affinché non si dimentichi che i primi a necessitare di protezione sono i cittadini più fragili: gli anziani, i cardiopatici, i pazienti oncologici, i disabili, i malati. Persone alle quali il nostro Paese deve saper dare risposte concrete: cure, sostegno psicologico, agevolazioni.

Il successo italiano di oggi nel far fronte alle emergenze e il lavoro stremante che tutti i giorni i medici e gli infermieri affrontano in corsia, con incondizionato amore per il proprio Paese e per i propri pazienti, è un’eredità che non dovrà esser dimenticata una volta che la paura sarà solo un ricordo.

Sarà in quel momento che dovremo investire sulla terza lezione impartitaci dal COVID-19: imparare a prepararsi.

Non basta uscire dalla crisi e gestire l’emergenza, fondamentale è investire nel prepararsi ai rischi futuri che richiedono risposte mai sperimentate su cui non abbiamo esperienza. Una struttura economicamente salda, ben organizzata che si avvale dell’esperienza nelle emergenze passate, sarà allora nuovamente di vitale necessità. Il settore sanità non ha solo bisogno del sostegno economico dei cittadini e dello Stato, ma, come stiamo sperimentando in questi giorni e come ci ricorda il Dott.Veronesi, colonna portante del successo italiano dovrà essere il senso civico.

Ognuno di noi è chiamato a stare in casa, limitare le relazioni interpersonali, a fare la propria parte per un virus per cui, ricordiamolo, ad oggi non esiste vaccino. 

Un virus che, sebbene abbia un basso tasso di letalità, diventa pericoloso se obbliga ad una degenza in terapia intensiva un numero troppo alto di pazienti rispetto a quanto il nostro Paese possa attualmente sostenere.  Se alto è il rischio, più alto dovrà essere il nostro senso civico. La responsabilità che ognuno di noi ha passa per il rispetto per il vicino, per il rispetto per le istituzioni, per i medici e gli infermieri e per i nostri cari. 

Tale senso di responsabilità che sta pervadendo il nostro Paese, dallo Stato al singolo, ci collega virtualmente ma nel profondo ad un abbraccio che va ben oltre i confini italiani. 

Un abbraccio in cui già oggi istituzioni nazionali e internazionali condividono, per la prima volta nella storia del mondo, informazioni indispensabili per la lotta contro il COVID-19, in un’intelligenza che si fa collettiva e di enorme portata. 

Un abbraccio in cui ogni popolo ritrova la propria identità, il proprio senso di appartenenza a un qualcosa di più grande delle quattro mura del proprio appartamento.

Un abbraccio tra popoli.

Un abbraccio che ci ricorda come valori come responsabilità, compartecipazione, senso di appartenenza, siano riassumibili in qualcosa di più grande: l’amore.

L’amore per noi e per i nostri cari che ci costa non poter abbracciare. 

L’amore per il nostro Paese con i suoi pregi e i suoi difetti: un Paese che ci commuove e ci inorgoglisce quando il suo richiamo si trasforma in un canto sul balcone. 

L’amore per il Mondo nel quale ogni giorno viviamo per poter diventare persone migliori.

 

#andràtuttobene 

Fonte: https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/lesperto-risponde/cinque-lezioni-dallemergenza-coronavirus

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